Pratica su Ahimsa - la nonviolenza nello Yoga

Ahimsa, la nonviolenza. Praticare i 5 Yamas di Patanjali nella vita di tutti i giorni

Ti sarà capitato spesso di sentir parlare di Ahimsa, la nonviolenza.

Magari anche fuori dal contesto Yoga, come del concetto di resistenza attiva applicato dal Mahatma Gandhi e ti sarai chiestə come sia possibile applicare un atteggiamento tanto “controcorrente” come la gentilezza nella vita di tutti i giorni.

A lezione ne parliamo spesso ed è ciò che vorrei mostrarti oggi dandoti un esempio di pratica che ti aiuterà a rivolgere la nonviolenza verso te stessə e capire di più del contesto da cui deriva il concetto di Ahimsa.

Ma andiamo per gradi!

Cosa troverai in questo articolo

Cosa si intende per nonviolenza

Applicare Ahimsa nella vita di tutti i giorni

Oltre la nonviolenza – i 5 Yamas

Pratica su Ahimsa

Ahimsa e gli Yamas

Cosa si intende per nonviolenza

La parola nonviolenza è la traduzione letterale del termine sanscrito Ahimsa formato dal prefisso di negazione “a” che vuol dire appunto “non/assenza di qualcosa” e dalla parola himsa “violenza, crudeltà, ingiustizia”.

Il concetto di Ahimsa appare nei testi sacri della tradizione dello Yoga all’interno degli Yoga Sutras di Patanjali che come sappiamo è considerato essere il padre dello Yoga Classico (te ne parlo di più in questo blog post)

Patanjali presenta Ahimsa come il primissimo tra i vari principi etici di comportamento da adottare nei confronti degli altri e dell’ambiente circostante.

Un atteggiamento di astensione dalla violenza da intendersi come gentilezza, attenzione e considerazione per le cose e le persone che ci stanno affianco oltre che rispetto per noi stessi e l’impegno a non recare alcuna violenza diretta né a noi né agli altri, sia con i fatti che con le nostre parole.

Applicare Ahimsa nella vita di tutti i giorni

Ahimsa, anche se non fosse il primo tra gli Yamas di Patanjali, sarebbe in ogni caso a mani basse il primo comportamento che tutti dovremmo adottare di più nella vita di tutti i giorni.
Incluso nella pratica di Yoga dove spesso esprimiamo i più aspri giudizi su di noi.

Quando ci trattiamo con gentilezza stiamo praticando Ahimsa.

📿 Quando non ci forziamo a tutti i costi in una posizione per non essere gli unici nella classe a non farla, stiamo praticando Ahimsa.

✨ Quando incappiamo in una delle nostre tante imperfezioni e non ci demoliamo mentalmente, stiamo praticando Ahimsa.

📿 Quando rispettiamo i nostri ritmi,
quando non ci paragoniamo,
in tutti questi momenti stiamo praticando Ahimsa.

Da Ahimsa possiamo imparare a portare un po’ di morbidezza nella nostra vita e rivolgere queste accortezze anche verso chi amiamo e chi ci sta intorno. Ma per prima cosa, verso noi stessi.

Ed è ciò che facciamo nella pratica di oggi in cui cercheremo di giudicarci meno e godercela di più, insomma una vera “rivoluzione” rispetto a quello a cui siamo abituati, che ne dici?

Ma Patanjali non si ferma certo qui.
Come anticipato, Ahimsa non è che il primo dei comportamenti etici (Yamas) di cui ci parla nei suoi Yoga Sutras

Oltre la nonviolenza – i 5 Yamas

Gli Yoga Sutras di Patanjali, considerato testo fondamento nella filosofia yogica, codificano in successione gli 8 passi di ascensione dello Yogi verso lo stato d’illuminazione che andando per ordine, sono:

Yamas, Niyamas, Asana, Pranayama, Pratyahara, Dharana, Dhyana e Samadhi

In particolare, i 5 Yamas, di cui Ahimsa è il primo, sono le fondamenta etiche del nostro vivere e interagire all’interno della società.

Non a caso sono infatti alla base del percorso di pratica e come anticipato rappresentano le linee di comportamento che dovremmo adottare verso gli altri e l’ambiente a noi circostante. Se vuoi approfondire l’argomento te ne parlo in questo blog post:

gli 8 passi dello Yoga - cosa c'è oltre gli asana

Parliamo degli altri Yamas.

Si parte con Ahimsa, ormai ben conosciuto e si prosegue con Satya – la verità.

Satya

Il concetto di Satya si riferisce al dovere che ha ognuno di noi di dire il vero, la verità.

Di essere sinceri con sé stessi e con gli altri, sempre tenendo bene a mente gli effetti che avranno le nostre azioni o parole per evitare di andare in conflitto con Ahimsa.

Pratichiamo Satya per esempio quando siamo onesti con noi stessi e per esempio ci rendiamo conto fin dove possiamo arrivare e dove invece è il caso di smettere di forzare.

Questo è solo un esempio di come lo potremmo mettere Satya in pratica sul tappetino.

Un altro potrebbe essere quello di “non raccontarcela” e usare Satya per praticare lo Yoga di cui sentiamo di aver bisogno, anzichè quello di cui abbiam voglia.

Sono due cose molto diverse e per arrivarci ci vuole un esercizio di Satya in combinazione con Ahimsa molto approfondito.

Ti parlo di come imparare a capire quale sia lo Yoga migliore per te qui.

Proseguiamo!

Asteya

Il terzo Yama è Asteya, ovvero “non rubare”.

Da intendersi, oltre al chiaro significato letterale 😅 come il non approfittarsi/appropriarsi di ciò che non ci appartiene o che non ci siamo guadagnati,

che si stia parlando di beni materiali o non, come ad esempio il tempo e le energie altrui.

Brahmacharya

Il penultimo e controverso quarto Yama che è Brahmacharya al quale solitamente ci si riferisce come astinenza sessuale, che compare in moltissime altre tradizioni.

Letteralmente rimanda al concetto di muoversi verso l’essenziale.

Agire per stare lontano da tutte le distrazioni o attività che possano farci disperdere energia e quindi distrarre dalla nostra ricerca della verità, dalla nostra pratica di studio di noi.

E uno dei modi di farlo, secondo gli Yoga Sutra è appunto quello di controllare il desiderio sessuale.

Aparigraha

Ultimo, ma non in ordine d’importanza è il quinto Yama: Aparigraha.

Aparigraha rimanda al concetto di non accumulare, non vivere nel superfluo, anche interpretato come il non-attaccamento alle cose al fine di evitare di esserne schiavi e di vivere nel timore di perderle.

Ci esercitiamo a praticare Aparigraha quando ci concentriamo sul percorso che facciamo per raggiungere un asana invece d’attaccarci al suo mero raggiungimento finale.

Pratichiamo Aparigraha quando durante la pratica della meditazione osserviamo i nostri pensieri senza lasciarci trascinare dalle storie che la mente ama raccontarci su noi stessi, ma le lasciamo transitare come nuvole in un cielo sereno, senza farci trasportare.

Aparigraha è certamente, oltre ad Ahimsa, il mio Yama preferito indiscusso.

Quello di cui abbiamo più bisogno in assoluto quando siamo sul tappetino.

(Niente paura a breve arriva la pratica anche su Aparigraha! 🙃)

Pratica su Ahimsa

Ma ora ti lascio alla lezione di oggi in cui ci permetteremo di praticare Ahimsa su noi stessi durante quei momenti in cui ci rendiamo conto di aver perso il contatto con il nostro corpo, con la nostra pratica e ci troviamo a risalire sul tappetino magari dopo diverso tempo.

Una pratica dedicata a quando sentiamo di aver “perso” in termini di elasticità fisica e concentrazione mentale e abbiamo bisogno di tutta la gentilezza possibile per non abbatterci e gettare subito la spugna 😅

Pratica su Ahimsa - la nonviolenza nello Yoga

Una pratica perfetta anche per chi ha cominciato da poco a praticare Yoga e si interfaccia per le sue prime volte alla pratica.

Ahimsa ci aiuterà ad osservare il nostro corpo muoversi facendolo con curiosità e compassione invece di cadere nell’abitudine fin troppo familiare di paragonarci o giudicarci duramente per quello che riusciamo o non riusciamo a fare.

Una pratica alla quale ritornare ogni volta che abbiamo bisogno di riportare alla mente:

che il bello sta nel percorso che facciamo sul tappetino,
che non c’è traguardo nella pratica,
e di affrontare ogni pratica con umiltà e morbidezza proprio come se avessimo cominciato l’altro ieri.

Ti abbraccio e ti aspetto sul tuo tappeto

Alessandra

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